In concerto – Piano Bar Panoramique, La Mère Poulard, 1989 · Le Mont-Saint-Michel, Francia
Ogni canzone nasce da un’emozione, da un incontro, da un momento vissuto. Nel percorso artistico di Michele Alfano, la musica è sempre stata molto più di una semplice forma d’espressione: è diventata memoria, racconto e testimonianza di un cammino umano fatto di passioni, difficoltà, incontri e rinascite.
Dietro ogni brano c’è una storia, a volte felice, altre volte dolorosa; ci sono persone che hanno attraversato la sua vita, luoghi, attimi rimasti impressi nella memoria e sentimenti che hanno trovato nella musica il modo di continuare a vivere.
Alcune di queste canzoni sono state pubblicate, altre sono rimaste nel cassetto per anni. Ma tutte custodiscono qualcosa di autentico: un frammento della vita di un artista che ha sempre cercato di trasformare ciò che viveva in musica.
Un sogno nella nebbia
Nel febbraio del 1987, dopo una festa di Carnevale al Castello di Belgioioso, vicino a Pavia, Michele Alfano stava rientrando a casa insieme ad alcuni amici. Era notte fonda e una fitta nebbia avvolgeva la strada.
Durante il viaggio chiese agli amici di rimanere in silenzio per qualche minuto. In quel momento la sua mente era altrove: pensava a una ragazza con la quale aveva interrotto da poco una storia e, dentro di sé, sentiva nascere una nuova canzone.
Aveva sempre con sé un walkman. Lo prese e cominciò a canticchiare una melodia, registrando le prime parole e le prime note di quello che sarebbe diventato Un sogno nella nebbia.
Arrivato a casa, invece di andare a dormire, continuò a lavorare alla canzone. Il giorno seguente entrò in studio e la registrò.
Era uno di quei momenti in cui la musica arrivava senza essere cercata. In pochi minuti un'emozione, un ricordo e un'atmosfera si erano trasformati in una canzone.
Un sogno nella nebbia rappresenta bene il modo in cui Michele Alfano ha sempre vissuto la scrittura: non costruendo artificialmente una canzone, ma lasciando che fosse un'emozione a trovare spontaneamente la propria musica e le proprie parole.
Vagabondo per metà
Nel 1987, il pianoforte aveva già cominciato ad aprire a Michele Alfano nuovi orizzonti nella composizione. Non aveva seguito un percorso accademico di studio dello strumento, ma aveva imparato abbastanza da poterlo suonare nei piano bar e, soprattutto, da utilizzarlo come uno strumento di ricerca musicale.
Come spesso gli accadeva, anche Vagabondo per metà nacque senza essere stata programmata.
Prima di iniziare una serata al Le Bistroquet, Michele si sedette al pianoforte e cominciò a suonare. Da quel particolare giro di accordi prese forma una melodia che, in quel momento, non poteva ancora sapere quanto sarebbe diventata importante nel suo percorso artistico.
Le sue canzoni nascevano spesso così: arrivavano improvvisamente, già nella sua mente, e il pianoforte diventava il luogo nel quale ritrovare e fissare ciò che aveva già sentito dentro di sé. Vagabondo per metà fu una di quelle composizioni che sembrano arrivare da sole, senza chiedere il permesso e senza lasciare il tempo di prepararsi.
Il brano trovò poi una veste musicale particolarmente raffinata grazie all'arrangiamento di Lorenzo Poli, musicista e arrangiatore con il quale Michele ha condiviso non soltanto importanti esperienze professionali, ma anche una sincera amicizia. Poli ha lavorato in studio e sui palchi accanto a grandi artisti del panorama internazionale, portando nella produzione di Vagabondo per metà esperienza, sensibilità e una precisa visione musicale. Il suo intervento contribuì a trasformare l'idea nata al pianoforte in una composizione compiuta, capace di conservare la spontaneità dell'origine senza rinunciare alla ricchezza dell'arrangiamento.
A impreziosire ulteriormente il brano arrivò il sax di Alessandro Bertozzi, grande sassofonista, la cui presenza aggiunse una particolare nota di colore. Il suo strumento entra nella canzone con una voce calda e riconoscibile, creando sfumature che ampliano l'atmosfera del brano e dialogano con la parte pianistica senza sovrastarla.
Vagabondo per metà sarebbe poi entrata nell'album Particolari del 1989 e successivamente nell'album Canzoni ritrovate del 2020, nella versione live tratta dal concerto del 1991 a Monte-Carlo. A distanza di anni, Michele Alfano considera quel brano la canzone più bella tra le sue più belle: una definizione che racconta non soltanto l'affetto per una sua composizione, ma anche la sorpresa di chi si accorge, dopo averla scritta, di aver dato forma a qualcosa che non aveva cercato.
E forse è proprio questo il particolare più affascinante della sua storia: una canzone nata quasi per caso, durante una prova prima di una serata, finì per diventare una delle pagine alle quali il suo autore è rimasto più profondamente legato.
Estate mia
Nel 1989, mentre la sua vita sentimentale attraversava un periodo particolarmente intenso e complicato, Michele Alfano decise di rimettere mano a Estate mia, una canzone che aveva già scritto e che sentiva di dover trasformare in qualcosa di ancora più personale. La storia con Patricia era ormai diventata il centro delle sue emozioni e fu proprio da quella vicenda che nacque la nuova ispirazione per il brano.
Michele decise così di dedicare Estate mia a Patricia, affidando alla canzone emozioni che nella vita reale erano difficili da esprimere. Non era soltanto una canzone d'amore: diventava il modo attraverso il quale raccontare, con la musica, una relazione vissuta intensamente e lontano dalla serenità.
Il 20 ottobre 1989 partì di buon mattino da Viverone, dove si esibiva al piano bar Mirage, sulle rive del lago, per raggiungere lo studio di Rivalta. Ad attenderlo c'erano il fonico Corrado Poli e l'arrangiatore Flavio Piantoni. Michele avrebbe voluto ritrovare Lorenzo Poli, che aveva curato gli arrangiamenti di alcuni brani di Particolari, ma in quei giorni Lorenzo era in tournée con Vasco Rossi.
La prima versione dell'arrangiamento non lo convinse. Michele sentiva che quella canzone, così importante per lui, non aveva ancora trovato la veste musicale giusta e contestò il lavoro realizzato in studio. Tornò quindi a Viverone, deciso a riprendere le proprie serate e a non accettare un risultato che non sentiva appartenergli.
Il 10 gennaio 1990 tornò a Rivalta per registrare nuovamente Estate mia, questa volta insieme al musicista Luca Villani, conosciuto a Rimini. Furono tre giorni di lavoro intenso, durante i quali vennero costruiti quei suoni capaci di dare al brano direzioni diverse e inaspettate, mantenendo però un preciso equilibrio tra feeling e sensibilità pop. Le chitarre entrarono nel tessuto della canzone con frasi brevi e incisive, quasi sospese, capaci di accompagnare la melodia senza mai sovrastarla. Poi, nel finale, la chitarra solista si prese il suo spazio con un intervento più libero e luminoso, lasciando affiorare una coda musicale che sembrava allontanarsi lentamente dalla canzone, come l'ultima immagine di un'estate che sfuma all'orizzonte.
Dietro quella registrazione c'era una ricerca che Michele considerava fondamentale: trovare la sintesi tra ciò che si vuole raccontare e il modo più efficace per comunicarlo. La canzone doveva conservare la sua identità, ma allo stesso tempo possedere una veste musicale capace di accompagnarla e valorizzarla.
Nel maggio del 1990 uscì il singolo Estate mia Il brano cominciò a circolare nelle radio e nelle serate estive, arrivando anche nella classifica dei brani più ascoltati di Radio Sabbia. Durante i mesi di luglio e agosto Michele si esibì soprattutto nelle feste di piazza del territorio e arrivò a vendere personalmente circa trecento copie del disco.
Ma Estate mia non era soltanto un disco: era diventata anche un'immagine. Michele voleva che il videoclip raccontasse visivamente quella storia d'amore e il copione prevedeva inizialmente la presenza di Patricia, essendo lei la vera fonte d'ispirazione della canzone. Il permesso, però, non venne concesso dalla comunità nella quale la ragazza si trovava.
Fu quindi scelta la modella Katia Vecchiatin, che accettò di interpretare nel video il personaggio ispirato a Patricia. Il 25 maggio 1990 Michele partì con lei per Vasto. Le riprese si svolsero sulla spiaggia, con la presenza del cameraman Gianni Pitetti e della sua troupe, e proseguirono per due giorni, tra scene girate in mare, momenti serali davanti a un falò e immagini accompagnate dalla chitarra.
Per l'occasione Michele aveva completamente cambiato immagine: capelli più lunghi, jeans e giubbotto di jeans, un aspetto molto diverso dall'eleganza con cui era solito presentarsi sul palco. Fu una scelta che contribuì a dare al videoclip un'immagine più giovane e contemporanea.
Il videoclip trovò poi spazio su Elefante TV, emittente televisiva di Lucca che dedicava ampie fasce della programmazione alla rotazione dei videoclip. Grazie a Giorgio Scica, che conosceva il direttore dell'emittente, il video di Estate mia riuscì a ottenere una presenza significativa nella programmazione.
Per Michele quella canzone rimase qualcosa di particolarmente importante. La considerava una canzone romantica e moderna allo stesso tempo, nata da una storia reale e capace di trasformare una vicenda privata in una pagina musicale destinata a rimanere nel suo percorso artistico.
Incontri
Nel 1991 Michele Alfano scrisse dieci canzoni in pochissimo tempo. Una di queste nacque durante un viaggio in macchina, in una fredda notte di ritorno da Porto Recanati. Dopo i primi versi, registrati a caldo sul walkman, capì che stava prendendo forma qualcosa di diverso: Incontri sarebbe diventata una delle canzoni più importanti del suo percorso di cantautore.
Il brano nasceva dalla necessità di mettere in musica una serie di esperienze, incontri, persone e situazioni che avevano attraversato la sua vita. Non raccontava una sola storia, ma tante storie: incontri casuali, sentimentali, dolorosi, fugaci, quelli che lasciano qualcosa e quelli che sembrano scomparire senza lasciare traccia.
La canzone arrivò in un momento particolare della sua vita. La vicenda con Patricia aveva lasciato ferite profonde e stava modificando il percorso personale e artistico di Michele. Per questo Incontri divenne anche una sorta di fotografia interiore: dentro quelle parole convivevano nostalgia, disorientamento, desiderio di ricominciare e la consapevolezza che ogni persona incontrata può lasciare una traccia, anche quando la sua presenza sembra appartenere soltanto al passato.
A raccontare il valore di Incontri è anche la critica musicale Pierluisa Mauri, che dopo aver letto i suoi libri e ascoltato le sue canzoni ne ha colto soprattutto la dimensione umana:
«Leggendo i suoi libri, ascoltando le sue canzoni e soprattutto se si ha la fortuna di conoscerlo personalmente, ci si trova davanti a una persona vera, con una sensibilità straordinaria, capace ancora di apprezzare cose che magari per molti sembrano scontate. Ho ascoltato e riascoltato la sua canzone Incontri. È bella… molto bella, con parole semplici ma profonde, come lui. È riuscito a racchiudere, nello spazio di una canzone, un’intera vita, anzi, tante vite diverse di persone che s’incontrano, alcune volontariamente, altre casualmente, o semplicemente si sfiorano».
Il 2 marzo 1992, dopo una telefonata di Franco Bagutti, Michele si recò a Piacenza con un provino di Incontri e con le altre canzoni destinate al nuovo progetto discografico. Il Festival di Sanremo si era appena concluso e già si ragionava sulla possibile partecipazione dell’anno successivo. Incontri sembrava avere le caratteristiche giuste per un appuntamento così importante e, per un momento, quella possibilità apparve concreta.
Il progetto non arrivò però a compimento. Pochi giorni dopo, il 10 aprile 1992, l'incidente che avrebbe cambiato profondamente la vita di Michele interruppe bruscamente quel percorso.
Eppure Incontri continuò a vivere.
Il brano custodiva qualcosa che sarebbe diventato evidente soltanto molti anni dopo. Tra le sue immagini c'erano anche le “ragazze perse nell'ingenuità, innamorate dell'artista nei sogni della loro età”: ragazze che avevano incontrato il cantautore attraverso la sua musica, spesso idealizzandolo, e che appartenevano a quella stagione di incontri che aveva accompagnato la sua vita artistica.
Ma il finale della canzone aveva un significato ancora più personale. Quando Michele scrisse:
«Incontri e tu
che incontri me e già sai
adesso che m'incontri così
cambiato, sono tornato
e sto sognando con te…»
non aveva ancora incontrato la donna alla quale quelle parole sarebbero state destinate.
Quella donna era Silvia.
Michele l'aveva conosciuta nel 1990, durante una sua serata a La Niegola di Sassoferrato, ma allora le loro strade si erano soltanto sfiorate. Silvia sarebbe tornata nella sua vita nel 1995, dopo l'incidente e dopo anni di distanza, trasformando quell'antico incontro in una storia d'amore destinata a diventare la sua vita.
Così, quasi senza che il suo autore potesse saperlo, Incontri aveva già scritto il proprio finale: non quello di una storia già vissuta, ma quello di una persona che la vita avrebbe fatto incontrare molti anni dopo.
E forse è proprio questo il senso più profondo di quella canzone: alcuni incontri appartengono al passato, altri al presente, altri ancora aspettano semplicemente il momento giusto per accadere.
La ragazza del metrò
Tra i brani destinati al nuovo album che Michele Alfano stava preparando nel 1991-1992 c'era anche La ragazza del metrò, una canzone rimasta inedita e legata a uno dei temi più drammatici che attraversarono la Milano degli anni Ottanta: la tossicodipendenza.
Michele aveva vissuto quegli anni entrando in contatto con una realtà che non poteva lasciare indifferenti. Milano era una città in piena trasformazione, attraversata dal benessere economico, dalla vita notturna e dalla voglia di vivere di una generazione, ma anche da una parte molto più buia, fatta di solitudine e dipendenza.
Un giorno, nella metropolitana, si trovò davanti a una ragazza di circa vent'anni, riversa a terra, apparentemente priva di conoscenza per effetto della droga. Quell'immagine rimase impressa nella sua memoria. Non era soltanto una scena osservata per pochi istanti: era la rappresentazione concreta di una tragedia che coinvolgeva migliaia di giovani.
Da quell'incontro nacque La ragazza del metrò.
La canzone avrebbe dovuto far parte del nuovo album insieme ad altri brani come Incontri, L'odore di te, Io con te e Gauguin.
Era un progetto al quale Michele stava lavorando con grandi aspettative e che avrebbe dovuto rappresentare un ulteriore passo nella sua crescita artistica.
Ma quell'album non vide mai la luce.
Il 10 aprile 1992 l'incidente automobilistico che lo costrinse a due mesi di coma interruppe improvvisamente quel percorso. Michele non era alla guida dell'automobile: al volante c'era la sua allora fidanzata, che rimase fortunatamente illesa. Per Michele, invece, quell'incidente segnò una frattura profonda nella vita personale e artistica, interrompendo proprio nel momento più delicato un progetto discografico nel quale aveva riposto grandi aspettative.
La ragazza del metrò è rimasta inedita, ma non dimenticata. È una delle testimonianze di quel periodo creativo e di un modo di scrivere nel quale Michele non cercava soltanto l'amore o le proprie vicende personali, ma anche le ferite della società che aveva davanti agli occhi.
Tra i brani destinati a quel progetto rimase anche Io con te, una canzone alla quale Michele era particolarmente legato e che, alcuni anni dopo, avrebbe affidato a Cesare Bramieri, figlio di Gino, nella speranza che potesse arrivare fino a Mina.
Cercando te...fu così
Ci sono canzoni che nascono dopo giorni di lavoro, altre che prendono forma lentamente. E poi ci sono quelle che arrivano all'improvviso, quasi senza chiedere il permesso. Cercando te...fu così appartiene a quest'ultima categoria.
Era il giugno del 1990, durante una serata al Parco Mulino Niegola di Sassoferrato. Michele Alfano stava cantando quando, tra il pubblico, il suo sguardo si posò su Silvia, una ragazza che non conosceva ancora. La osservò e, quasi senza rendersene conto, improvvisò dal vivo il ritornello della canzone: «Dimmi, lo sai, cosa mi hai combinato...»
Non era una canzone preparata. Era nata in diretta, davanti a lei, nel preciso istante in cui qualcosa dentro Michele si era mosso.
Terminata la serata, quella stessa notte, nella camera dell'albergo dove soggiornava, Michele mise su carta ciò che aveva appena vissuto e completò la canzone. Il giorno successivo la cantò nuovamente per Silvia, questa volta accompagnandosi con la tastiera e il pianoforte.
Di quella serata conserva ancora una registrazione dal vivo realizzata al Parco Mulino Niegola: una testimonianza preziosa di quel momento irripetibile, quando la canzone era appena nata e Silvia era ancora soltanto una ragazza incontrata per la prima volta.
Molti anni dopo, Cercando te...fu così è tornata a vivere in una nuova veste ed è stata inserita nell'album Al buio in un teatro vuoto m'invento, pubblicato nel 2023.
Ma la sua storia più bella rimane quella di quella prima sera: una canzone nata davanti a una ragazza ancora sconosciuta e cantata, anni dopo, nel giorno in cui quella ragazza sarebbe diventata sua moglie.